ISTITUTO ITALIANO DI NEW YORK - December 6, 2021

Andando Restando / Going while staying

Curatated da Valeria Orani

Coreography by Marco Angelilli

performers Gabriel Da Costa and Francesco Napoli

Contralto Maurizio Rippa

The performance follows the same themes of "Up the ancient stairs," giving life to the sentiment and strength of the actions. A path that is also the impossibility of giving precise answers to a problem with two possible, although opposite, valid solutions: roots and restlessness, attachment, and the need to move away.

Sardinian, Italian, European, African, Latin, Asian, and citizen of the world. Light and shadow. Order and disorder. Body and spirit.

The first song accompanying the tiring journey of the two migrants is "Lacrime Napulitane” (Napulitane Tears). They wear heavy leather jackets that cover them but do not keep them warm. They are loaded with suitcases tied with torn and knotted white cloth but are empty. The ties are sheets; they are kitchen towels; they are part of the home kit, a simple but precious material. The only wedding gift of poor women. And men go, across the ocean, between vicissitudes and tests of courage and tenacity.

They drag ropes anchored to the ground; they try to tear off those roots that do so much harm and are so strong. They twist, bind, tangle, chase each other, make space among the knots of life, of fate. But they are destined to suffer, "petty, forced to live in foreign lands."  

They take off their clothes once they land on Ellis Island, while in the background, you can hear "New York New York" playing. They put all their belongings on a piano that continues to play as if it did not feel the pain and agony of the newcomers, bewildered and confused. They undress to be reborn, to become something else.

The last act is "The farewell." Goodbye from where? For where?

It's the dream of going while staying.

La performance ripercorre le tematiche già presenti nell’opera “Su per le antiche scale” dando vita al sentimento e alla forza delle azioni. Un percorso che è anche l’impossibilità di dare risposte precise ad un problema che si trova di fronte a due soluzioni, che per quanto opposte sembrano entrambe valide: radici e irrequietezza, attaccamento e necessità di allontanarsi. Sardo, Italiano, Europeo, Africano, Latino, Asiatico e cittadino del Mondo. Luce e ombra. Ordine e disordine. Corpo e spirito.

È “Lacrime napulitane “la prima canzone che accompagna il faticoso viaggio dei due emigranti. Sono coperti da pesanti giacche di pelle che vestono ma non riscaldano, sono carichi di valigie legate con stoffa bianca strappata e annodata ma sono vuote. I legacci sono lenzuola, sono teli da cucina, sono parte del corredo di casa, materiale semplice ma prezioso. Unica dote di povere donne. E vanno gli uomini, attraverso l’Oceano, tra vicissitudine e prove di coraggio e di tenacia.

Trascinano funi ancorate a terra, tentano di strappare quelle radici che tanto male fanno e tanto forti sono. Si attorcigliano, si legano, si intrecciano, si rincorrono, si fanno spazio tra i grovigli della vita, del fato. Ma sono destinati a soffrire, “meschini, costretti a vivere in terre straniere”.

Si spogliano arrivati a Ellis Island mentre si sente in sottofondo “New York New York” in versione interrotta e frastagliata.  Mettono tutti i loro averi su un pianoforte che continua ad emettere non più musica ma suoni come se sentisse il dolore e lo strazio dei newcomers, straniti e confusi. Si spogliano per rinascere, per diventare altro.

L’ultimo atto è “L’addio”. Addio da dove? Per dove?

Il sogno di andare restando.